Il silenzio…

La giornata di oggi è accompagnata dal silenzio, un silenzio di cui sento il bisogno, il silenzio che si apre di fronte al mistero dell’altro.

Credo che sia questo atteggiamento di cui abbiamo bisogno. Fermarci e accogliere l’altro, senza voler spiegazioni, senza un motivo. Curare le sue ferite fisiche e spirituali. Accogliere le sue fragilità. Un’accoglienza vera che nasce dal cuore. Non parole sparse scritte nel vuoto, ma attenzioni che lasciano trasparire l’autenticità. Un’accoglienza che non si traduce solo in abbracci fisici, ma in parole di sostegno e di conforto, in uno sguardo amorevole verso l’altro, prima di tutto perché persona amata e degna di amore.

Credo che abbiamo bisogno di questo. Sospendere i giudizi, gli sguardi e le parole che possono distruggere e aprire il cuore per operare la vera conversione: dalla pietra alla carne, dal distacco alla vicinanza, dall’apparenza all’autenticità. Un digiuno che apre alla bellezza dell’altro da scoprire in questa “quarantena”.

Il mese che verrà

🎶
Cara amica ti scrivo
per sfogarmi un po’
e siccome devo stare lontana
via mail ti scriverò

In questo febbraio
c’è una grossa novità
un coronavirus gira nel mondo
e sento che qualcosa qui non va

Si esce poco da casa
compreso per far la spesa
e c’è chi ha messo la mascherina perfino al canarino
si passa il tempo a commentare i post sui social e ci si mantiene ben lontano da quelli delle regioni del nord

Ma la diretta youtube ha detto che il nuovo mese
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando

Sarà sempre domenica e ozio tutto il giorno
Il Cristo ritornerà nel mondo
per passeggiare nelle nostre montagne

A nessuno mancherà il cibo e l’amore sarà ovunque
Tutti saremo accolti nelle case e la sofferenza sparirà

Il mondo non sarà diviso in funzione al denaro
tutti potranno girare e così abbattere i confini
E senza tante fatiche l’ignoranza sparirà
in ogni bar ci saranno i libri
adatti ad ogni età

Vedi cara amica cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contenta di stare con te in questo momento
vedi, vedi, vedi, vedi
vedi cara amica cosa si deve inventare
per poter aver coraggio
per continuare a sperare

E se questa ansia poi passasse in un istante
vedi amica mia come diventa importante
che in questo istante viva così

Il mese che sta arrivando tra poco passerà
io mi sto preparando
è questa la novità
🎶

Avvolta nella nebbia

Scorre davanti a me un paesaggio immerso in una nebbia tipica della stagione invernale, una nebbia leggera che consente di vedere un pallido sole…

È la vita che pensiamo di avere sempre tra le mani che talvolta sparisce ai nostri occhi come un uomo che si allontana avvolto nella nebbia.

La fragilità caratterizza il nostro essere umano, il sentirci spesso in balia di circostanze che non siamo noi a determinare, a controllare. Anche i più intelligenti, i più forti, i più amati cadono e la nebbia avvolge tutto in un silenzio che cerca di attenuare il dolore e la mancanza.

La nebbia ci fa sperimentare che non abbiamo sotto controllo la realtà, non è tutto chiaro davanti a noi. La nebbia trasforma il paesaggio, lo trasfigura, cambia le distanze, i riferimenti, i contorni.

Ma quel timido sole ci ricorda che il cuore del creato continua ad illuminare e ad alimentare la natura, con meno potenza, ma sufficiente a preservarla dal freddo e a far continuare la vita.

Il sole è quella forza che ci chiede di accogliere la nostra fragilità senza cercare troppe spiegazioni e affidarci alla sua energia per continuare a rendere fecondo il creato che tornerà a rinascere presto.

non è solo una storia…

Una sera, dopo una cena con gli amici, mi ritrovo il vetro della macchina rotto e mi accorgo che manca la borsa dimenticata sul sedile… mi dico che “stupida!” stanca com’ero non ho pensato a portarla in pizzeria…

Seppur immersa in un mondo in cui è facile pensare che sia stato “uno” con un’etichetta (slavo, tossico, marocchino… o qualsiasi etnia o gruppo che è facile da accusare), mai ho attribuito il fatto su base etnica, religiosa o condizione sociale, semplicemente era stata una persona poco onesta, di fatto un ladro…

Sono stati giorni turbolenti tra denunce, assicurazione, carrozziere, etc. ma dentro di me avevo una strana serenità, forse data dal fatto che era il secondo furto, forse perché non volevo lasciarmi condizionare dal clima di paura e repressione dell’altro, semplicemente ero stata stolta io, quindi se c’era un colpevole, quella ero io.

La vita prosegue, scorre una settimana e arriva la festa di S. Nicola che in alcuni paesi anche italiani, porta i doni ai bambini… mi ritrovo quasi a fine giornata a fare gli auguri di onomastico ai miei amici e tra un messaggio e l’altro compare un nome non conosciuto…

…apro il messaggio e mi ritrovo una richiesta di S.H…. mi chiede se ho perso il computer perché suo fratello lo ha trovato…

Sono incredula… il mio computer ritrovato da un ragazzo… non me lo aspettavo, soprattutto in una serata come quella…

Riprendo la borsa oggi e conosco S. e la sua famiglia…

… una storia di migrazione economica, una famiglia che parte dal Ghana e viene in Italia per trovare lavoro… storie comuni, come quelle di tanti ragazzi italiani che si continuano a spostare nel mondo per lavorare.

Proprio una mattina andando alla fermata della corriera trova la mia borsa e pensa che sia stata persa e che bisogna trovare il proprietario…

… e il primo pensiero che ho fatto è stato proprio “anche oggi ho imparato la correttezza e l’onesta da un non italiano”…

È la seconda volta in pochi mesi che mi capita di ricevere una lezione di vita da chi si trova qui per lavoro e mi viene da dire: per fortuna non vengono tutti rimpatriati, perché altrimenti oggi sarei un po’ più triste, più vuota, non avrei avuto l’opportunità di ricevere una testimonianza inaspettata…

…non è solo una storia… è vita vera, è speranza che abita il cuore, è paura che viene vinta, è gratitudine ad un S. Nicola che quest’anno aveva la carnagione più scura del solito!

si può dire solamente grazie!

Capita che una sera partecipo ad un incontro sulla responsabilità civile e penale… chissà perché ho deciso di andarci, forse solo per la compagnia, forse perché fa sempre bene accrescere le proprie conoscenze.

Ed ecco che a serata quasi conclusa, avviene qualcosa di speciale, uno prende in mano il microfono e racconta la sua storia… è come essere catapultati indietro di vent’anni, quando seppur in un luogo diverso, vivevo la stessa avventura e sono stata colta da quella notizia.

Una dis-grazia agli occhi della maggioranza, ma che in realtà svela un momento in cui un’intera comunità si unisce nel dolore… un dolore forte, una sofferenza che non si trasforma in astio, o in un’ostinata accusa.

Sì perché tutto è possibile se c’è una relazione di fiducia, se si è costruito un rapporto passo dopo passo, condividendo le piccole attività quotidiane, i valori, i sogni.

E subito ho capito che forse anch’io sono stata chiamata a questa serata, per avere davanti agli occhi la bellezza di un servizio che è amore libero e disinteressato.

Grazie per la tua testimonianza che mi ha portato alla radice, a ciò che siamo chiamati a curare nel nostro essere capi: mi hai fatto prendere improvvisamente consapevolezza di ciò che è importante, ciò che è essenziale.

Grazie per la forza e il coraggio con cui hai condiviso un vissuto che genera ancora oggi sofferenza.

Grazie per essere tornato a metterti in gioco in Associazione… c’è tanto bisogno di capi come te!

La vita

La vita è una perla preziosa, rara che tante volte abbiamo e non apprezziamo…solo quando arriviamo a vedere il suo tramonto ci rendiamo conto si quanto sia importante! 

Quanti ricordi, quante emozioni, quante esperienze vissute l’hanno resa speciale. 

E ci si ferma stupiti di fronte a quanta bellezza possa emanare un corpo seppur sofferente.